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E' fresca di stampa la seconda edizione del libro I segni del
destino di Gian Marco Bragadin. Comunicatore, editore
e ricercatore spirituale, Bragadin racconta, in questo piccolo ed avvincente
libro, come interpretare quei fatti che sembrano suggerirci l'aspetto
invisibile e discreto della nostra "avventura di vivere".
Segni,
accadimenti, a volte semplici coincidenze che però attirano la nostra
attenzione. Incontri, tracce, immagini che ci suggeriscono qualcosa, forse di
rallentare anche solo per un attimo… quell'attimo che però fa la differenza tra
l'essere travolti dal flusso della vita e la meravigliosa sensazione di esserne
protagonisti.
Ho incontrato Gian Marco Bragadin perché ci raccontasse
questa sua esperienza che, in modi solo apparentemente diversi, coinvolge noi
tutti.
INCONTRO CON GIAN MARCO BRAGADIN
-
Come è nata la tua idea di scoprire il significato nascosto
dei segni, di quegli eventi che ogni giorno coinvolgono e disegnano le nostra
vita?
Ho sempre cercato il contatto con "l’altra dimensione"
attraverso sensitivi, medium e veggenti, e per molti anni mi sono chiesto come
questa possibilità di contatto,avrebbe potuto essere utilizzata da persone prive
di doti medianiche. Poi finalmente un Maestro mi spiegò che tutti gli uomini,
imparando a leggere i segni, erano in grado di interpretare la vita, o meglio
quanto "ci accade nella vita".
Un metodo antico come il mondo, come lo è
la lettura dei sogni, che ho sperimentato per più di vent'anni. E' così che,
spinto da una grande curiosità e attraverso l'indicazione di un Maestro, ho
scoperto come funziona la legge della sincronicità che Jung aveva annunciato
quasi un secolo fa.
- Come distinguere un segno "significativo" da un
banale accadimento della nostra giornata?
Non esiste questa
distinzione perché nessun segno è banale. Anche un fatto molto comune, come il
non riuscire a trovare le chiavi di casa, può racchiudere un significato.
Facciamo un esempio.
Se la casa simboleggia noi stessi e la chiave è ciò
che permette di aprire o chiudere una porta, il significato nascosto è
piuttosto intuitivo. Non trovo la chiave (la soluzione) che mi permetterebbe di
risolvere un problema della mia vita che in quel momento devo
affrontare.
A forza di analizzare quanto accadeva a me e a chi mi era
vicino, queste mie esperienze sono diventate un metodo di studio che illustro
nelle conferenze che tengo ormai dappertutto, e che racconto in questa
pubblicazione di cui ora ho curato una seconda edizione.
- Parliamo di
metodo. In che cosa consiste questa tua analisi?
Il dott. Gaetano
Conforto, il medico che ha studiato l'applicazione della fisica quantistica
nell'ambito della guarigione, ha fatto una bella prefazione al mio libro
definendo questo metodo la Segni-analisi, ovvero l’analisi dei
segni.
Diversamente dalla psicoanalisi, che studia il nostro
inconscio, i suoi messaggi e quanto è all’interno di noi, l’analisi dei
segni considera quello che, giorno per giorno, accade al di fuori di noi,
quel qualcosa che non siamo noi a determinare.
Sto parlando delle
"coincidenze significative" di Deepak Chopra, degli "indicatori che Dio mette
sulla nostra strada per facilitarci il cammino" di Paulo Coelho e della "prima
illuminazione" di Robert Redfield. In modi diversi stiamo tutti parlando della
stessa cosa: la vita ci da dei segnali a cui prestare attenzione e
l'interpretazione di questi "segnali" può diventare una guida per la nostra
esistenza.
Ma torniamo alla tua domanda sul metodo. Per capire un segno è
necessario:
- Accorgersi che quanto ci accade è un segno.
-
Individuarne il secondo significato (o significato
nascosto).
- Analizzarlo.
- Interpretarlo mettendolo in
relazione con la nostra vita al momento presente.
- Capirlo e quindi
metterlo in pratica.
Facciamo ora un esempio:
- Prendo una multa
per divieto di sosta.
- Poiché l’auto è il mezzo che ci porta sulla
strada, il secondo significato è che probabilmente ci siamo fermati in un
posto sbagliato; non solo della strada, ma del nostro cammino di vita.
-
Eravamo infatti andati a trovare una persona che abitava proprio in quel
posto.
- Ma quale posto? Se quella persona non va bene per noi, ecco che
qualcuno (il vigile) ce lo segnala e ci fa capire che, se vogliamo frequentarla,
dovremo pagare un prezzo (la multa).
- Mettiamo in pratica l’indicazione
sapendo che nessuno ci proibisce di andare da quella persona, ma se lo facciamo
dovremo pagare. E questo vale per un rapporto commerciale, d’amore o per una
relazione segreta.
- Un segno, in quanto campo simbolico,
torna a noi infinite volte per raccontarci infiniti significati e innumerevoli
storie. Quando, come e perché decidiamo che l’attribuzione di significato è
quella e non un’altra?
Il segno è sempre personale e quindi non è una
scienza esatta. Utilizzando la mia esperienza, ho potuto delineare nel mio libro
una classificazione dei segni più comuni e facili da interpretare, ma è bene
ricordare che l’interpretazione di un segno deriva sempre dal ragionamento e
dall’intuito personale.
Io sono convinto che nell’altra dimensione ci sia
qualcuno che organizza per noi i segni. Attraverso questo linguaggio ci vengono
fornite indicazioni che, se non comprendiamo, saranno ripetute fino a che ci
renderemo conto di cosa stiamo sbagliando o, al contrario, di che cosa stiamo
positivamente vivendo. Questa consapevolezza ci permetterà di proseguire sulla
strada intrapresa o di cambiare "direzione".
- Raccontami un episodio
in cui il segno ti si è dichiarato con particolare evidenza.
In un
periodo della mia vita frequentavo una persona che avrei dovuto lasciare da
tempo. Ma non lo capivo. Durante un nostro viaggio, al momento di salire
sull’aereo che ci avrebbe riportato a casa, ci furono dei problemi. L'aereo, tra
i cui passeggeri vi erano molti paraplegici, non poteva partire e il viaggio
venne rimandato al giorno successivo.
Ed ecco il secondo
significato: non puoi proseguire la tua strada perché qualcosa ti blocca;
non a caso la figura del paraplegico, ovvero di chi ha perso l’uso delle gambe,
simboleggia l'impossibilità di camminare. Ma in quel frangente non riuscii a
capire il segno e allora, sempre durante quel viaggio, ne arrivò un
secondo.
Viaggiando in auto con la stessa persona, mi ritrovai "bloccato"
da due enormi camion "trasporti eccezionali" che procedevano davanti a noi a
passo d’uomo; per diversi chilometri la Polizia non ci permise di
procedere.
Ecco nuovamente il secondo significato: noi due siamo
ancora insieme sulla stessa strada, ma la Polizia non ci fa passare. Chi
sovrintende alla strada (un Angelo, un Maestro) ci rallenta. Perché? Perchè
siamo carichi di zavorre, di vita insieme, del nostro passato. La strada per noi
due è quindi bloccata.
La cosa che mi meraviglia ancora oggi, dopo tanto
tempo, è l’ingegnosità straordinaria dell’Universo nel cercare queste
incredibili coincidenze sincroniche che per noi si trasformano in segni da
leggere e da interpretare. Non è un fatto religioso, è l’Universo che attraverso
i suoi operatori funziona così per portarci il nostro destino, il nostro
karma.
- Nella tua riflessione sui segni hai disegnato una specie di
gerarchia individuando al vertice i "segni del destino", quei segni che
"segnandoci" ci raccontano che la nostra vita non sarà più la
stessa…
Sì, perché è sempre lo stesso meccanismo cosmico che
interviene. Quel giorno il camion avrebbe potuto sbandare e investirmi. Su
quella strada avrei quindi potuto incontrare un segno che mi bloccava, o un
"segno del destino".
- Un’ultima e fondamentale domanda. Per la tua
esperienza, qual è il significato nascosto della nostra vita?
Dopo
tanti anni nutriti da esperienze di gioia e di dolore di ogni genere, comincio a
intuire qualcosa. Innanzitutto dobbiamo scoprire il nostro talento, e di
conseguenza il nostro ruolo nella vita.
Non c’è un tempo per questo, può
accadere a vent'anni o a ottanta. Accade quando finalmente cominciamo a
comprendere che la vita non è ciò che vediamo intorno a noi, soldi, sesso,
successo, e scopriamo la nostra relazione con il mondo invisibile dove tutti,
prima o dopo, siamo destinati ad andare.
Questa consapevolezza porta ad
un cambiamento. In primo luogo nel modo di affrontare la vita, le circostanze,
le illusioni. La chiave di questo cambiamento si chiama "accettazione", cioè
comprendere che ciò che accade, gioia o sofferenza, è comunque un insegnamento
la cui formula è "Signore, sia fatta la tua volontà, e non la
mia".
Questa nuova consapevolezza ci risveglia anche sulla vera
realtà di questo Universo e ci aiuta a ritrovare il nostro rapporto con il
sacro, qualunque esso sia; Dio, Gesù, un Maestro, la Luce, l’Architetto, oppure
Buddha, Maometto. E' di tutto questo che possiamo riempire il nostro cuore. Le
voci che provengono da altri mondi ci dicono che questo è il tempo dell’azione,
il tempo di operare per il Bene in ogni luogo; nella famiglia, in ufficio, nei
rapporti d'amore. A volte anche nella solitudine, ma sempre per il nostro
bene.
E’ incredibile constatare quante cose ci accadono senza lasciare
traccia, né nella nostra vita quotidiana, né nei nostri ricordi, ed è anche su
questa riflessione che è nato il mio libro; una guida attiva, immediata
e pratica, un "metodo personale" che, grazie a numerosi esempi, spiega il
significato nascosto di ciò che accade, per intuire la strada da
percorrere e per capire che cosa fare e in che direzione andare.
- Ti
conosco ormai da diversi anni e ogni volta che ci incontriamo mi racconti di
avventure e progetti. A cosa stai lavorando in questo momento e, soprattutto,
quale segno ti ha suggerito la tua ultima avventura creativa…?
Dopo
più di un anno e mezzo alla direzione editoriale di Anima, la casa editrice che
avevo creato con Timoteo Falcone, i segni mi hanno suggerito di proseguire da
solo la mia strada per diffondere su tutti i media le verità che provengono da
altre dimensioni. Come se fossi una specie di P.R. dell’aldilà!
Io
continuo a provarci e ho fondato una nuova casa editrice, Melchisedek Edizioni,
che si occuperà della diffusione di questi temi. Per riuscire in questa mia
nuova impresa invoco l’aiuto proprio di Melchisedek, il Cristo cosmico, affinché
mi indichi la strada e mi dia tempo e forza per seguirla. |